COVID-19 E RISERVATEZZA DEI DATI SANITARI

News pubblicata il 26/05/2020

L'emergenza Covid-19 e la gestione delle procedure per consentire lo svolgimento in sicurezza dell'attività lavorativa sta diventando, nei contesti lavorativi più disparati un vero e proprio cavallo di Troia per giustificare indagini sullo stato di salute e in particolare sullo stato sierologico dei dipendenti. 
A molti lavoratori viene richiesto di rilasciare - ad organismi che non sono di natura pubblica e deputati all'adozione di misure di salute pubblica - dichiarazioni confidenziali sul proprio stato di salute.
 
 “E' qui fondamentale ribadire che, in linea generale, è fatto divieto ai datori di lavoro pubblici e privati di svolgere indagini sullo stato sierologico dei propri dipendenti o dei candidati all'assunzione, salvo l'occorrenza di ben individuate circostanze che giustifichino, secondo una valutazione rigorosamente condotta caso per caso da parte del medico del lavoro, l'accertamento dell'assenza di una condizione di rischio in circoscritti ambiti professionali (sanitario e di sicurezza) dove si possono configurare situazioni di rischio rispetto a specifiche mansioni svolte dal lavoratore.
E' importante che tutti i lavoratori siano consapevoli che l'emergenza in atto non giustifica in alcun modo la violazione delle vigenti disposizioni a tutela della riservatezza dei dati sanitari, anche per quanto riguarda la comunicazione della/e patologia/e che siano alla base del riconoscimento di una invalidità civile o di una disabilità ai fini del riconoscimento dei benefici di cui alla legge n. 104/92”. 
 
News pubblicata sul sito UNITI CONTRO L'AIDS Approfondisci
 
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